Comune di Villamassargia

Storia del comune

Villamassargia attraverso la Sto

 

 

Villamassargia attraverso la Storia

 

Il Comune di Villamassargia, sorto sulle pendici del monte Exi, cono vulcanico sulla sommità del quale vi è un nuraghe monotorre, incavato, presenta tutte le caratteristiche di un antico borgo  di agricoltori e di allevatori. Molti   sono  i portali  tipici  dei Massai dell'epoca aragonese che ornano le sinuose viuzze del centro storico. Due sono le chiese da visitare: la Madonna del Pilar e la Madonna della Neve (la parrocchiale). In ambedue s'individua la mano del capomastro trecentesco Arzocco di Garnax anche se i caratteri stilistici sono diversi. La prima presenta la classica e severa facciata gotica-romana, pur ingentilita da uno svettante campanile a vela.

 

La Madonna della Neve è invece straordinariamente ascetica, nella sua impronta cistercense, e invita alla visita dell'interno, dove si rimane folgorati dalla bellezza dell'altare in legno policromato della cappella sulla destra.  La chiesa della Madonna del Pilar, che fu dedicata a San Ranieri, conferisce austerità alla bella piazzetta ove ha sede il municipio; quella della Madonna della Neve, con la sua particolare facciata ed il suo superbo rosone gotico-catalano, richiama l'attenzione di chi transita nella strada pedemontana.

 

Ma Villamassargia non è nata nel 1300!  In una caverna del suo territorio sono stati trovati reperti del 3500 a.c. quale prova inconfutabile che anche nel periodo neolitico le antiche genti dimoravano tra i monti che fanno da cornice all'attuale zona abitata.

 

Altre testimonianze risalgono al secondo millennio a.c. Ben sei nuraghi, oltre quello di monte Exi, attestano la presenza delle popolazioni

dedite alle costruzioni megalitiche che caratterizzarono l'epoca nuragica. Resti di una importante arteria di periodo romano, che collegava Cagliari alle miniere del Sud Ovest, appaiono qua e la, nelle zone pianeggianti in vicinanza del paese. Sull'altopiano di Astia, a sud di Villamassargia, si trovano le solitarie e poetiche vestigia della chiesa bizantina di San Giorgio Arru. Ad Est dell'abitato, lambita dalle sculture arboree di un bosco di ulivi millenari (S'Ortu Mannu) che pare essere uscito dal libro delle fiabe, vi è la collina sormontata dal castello medioevale di Sa Gioiosa Guardia.

 

 

 Ancora più ad Est, dominante la foresta di Orbai, vi è un nuraghe con annessa fonderia e sul cocuzzolo di monte Scorra, aerea sentinella dell'altopiano di Astia, vi è un nuraghe a corridoio. Traccie di due tombe dei Giganti (sepoltura collettiva di eroi nuragici - 1500 a.C), una vicino al bosco di pini a mont'Ollastu e l'altra sull'altopiano di Astia, ci indicano l'esistenza di antiche liturgie preistoriche mentre la leggenda che ancora aleggia circa un favoloso tesoro, nascosto sotto monte Scorra all'epoca della dominazione bizantina (534-880 d.C.), unitamente al fantasticare di un presunto passaggio segreto che collega il castello di Sa Gioiosa Guardia ad un'imprecisata zona del centro abitato, ci riportano ad una realtà territoriale che  presenta il fascino di tutto un intrecciarsi di culture che si sono alternate, senza interruzioni, per diversi millenni; dal neolitico, al medioevo, ai giorni nostri. Villamassargia ha conosciuto, una per una, tutte le dominazioni straniere che ha subito la Sardegna ed è stata oggetto di saccheggi anche ad opera dei pirati musulmani, l'ultimo dei quali pare, addirittura, sia avvenuto in epoca napoleonica ed in ogni caso così ci viene tramandato dalla raccolta orale di avvenimenti antichi che gli anziani trasmettono ai giovani mentre passeggiano nelle vie attorno alla chiesa del Pilar.

L'incredibile quantità di luoghi storici che affiorano tra panorami montani di soggiogante bellezza, rende il territorio villamassargese assai affascinante per il turista. Soprattutto nel periodo da novembre a maggio, quando le piogge ridanno le mille sfumature a quel magico verde di cui solo la Sardegna sa vestirsi. Visitare la foresta di Orbai in pieno inverno, quando le gocce di rugiada ghiacciata trasformano i rossi frutti del corbezzolo in ninnoli luccicanti che ammaliano nelle gallerie tremolanti dei lecci, tra balenii di smeraldi vegetali, mentre si ode il grido alto della poiana, veleggiante nei vortici delle terse correnti ascendenti dalla gola di Sa Furcona Manna, è un ripercorrere sensazioni sconosciute per chi vive in città ma, ciò non di meno famigliari, perchè registrate in tempi atavici.  

 

                                                                                             

Nel proprio D.N.A., allorché l’uomo  di un tempo viveva negli epicentri di queste risonanze.  Ed anche l’udire  il frusciare  e il gemere  che all’improvviso si tramuta in uno, due, tre rimbombi gagliardi, tipiche voci del telaio a mano quando la tessitrice batte la trama tra la lana e l’ordito, non è l’esercizio  solito per l’apparato  auditivo di chi è avvezzo  a vivere in un grande centro urbano. E’  un fatto da tenerne conto  per non sobbalzare ad ogni  battuta,  allorché  si ripercuote  da un portale all’altro delle antiche case, costruite  con mattoni  di argilla  cruda, in  un paese  che detiene  il primato della maggiore produzione  sarda di tappeto tipico, tessuto con telaio  a mano. Nell’ufficio postale  di Villamassargia vi è sempre  un gran andirivieni  per spedire  tappeti, di ogni dimensione, in ogni parte d’Italia  e d’Europa. Il territorio Villamassargese  raggiunge i 91,47 Kmq, gli abitanti  sono 3877. Le attività principali sono rivolte all'allevamento ovino e bovino. all'agricoltura, all'edilizia, alla tessitura, alla falegnameria,  all'arte orafa ed al commercio. La storia del Comune, come si è intravisto, parte da molto lontano ed occorre dire che un parroco di Villamassargia, Don Eligio Saliu, ha svolto degli studi per approfondire il perché molti toponimi, di sorgenti, di monti e vallate, hanno radici nella lingua dei Sumeri, popolo mesopotamico in piena civiltà nel IV millennio a.C. A prescindere dai misteri della preistoria e delle realtà di diversi nuraghi le cui edificazioni possono essere databili tra il 1600 ed il 1100 a.C. un dato è certo: Villamassargia era già importante centro  agricolo in età romana. Il più volte citato altopiano di Astia   era, in epoca bizantina (534-880) il centro amministrativo non solo della vallata del Cixerri ma anche di quella parallela, posta    a Sud, comprendente Narcao e Perdaxius. Esaurita la   dominazione bizantina, Villamassargia fece parte del Regno   Giudicale di Cagliari e fu a capo della curatoria del Cixerri  prima che Iglesias diventasse una città medioevale, in quei tempi Villa di Chiesa, cioè l'attuale Iglesias, non era ancora assurta ai fasti di quell'egemonia territoriale che la distinse dal 1000 in poi.

 

 

I quattro regni giudicali della Sardegna, troppo soli a combattere contro le forze preponderanti degli Arabi che avevano conquistato parte della Spagna e della Francia, nonché tutta la Sicilia, chiesero l'aiuto militare alle Repubbliche Marinare di Pisa e di Genova. Poco alla volta l'aiuto militare si trasformò in occupazione ed i Pisani, attratti dalla grande ricchezza mineraria del Sud Ovest sardo, egemonizzarono, militarmente, tutto il territorio. Villamassargia fu feudo della famiglia pisana dei Gherardesca. Alla morte  dei Conte Ugolino, nel 1288, assistette  alle lotte tra i Gherardesca  e  il Comune di Pisa  istigato  dall’Arcivescovo  Toscano Ruggiero degli Ubaldini che si era impadronito di Pisa (Dante: Inferno, canto  XXXIII)  e dei suoi possedimenti. Con la vittoria  dei Pisani , alleati  dei Cagliaritani  e degli Arborensi  il dominio Pisano  del Sud Ovest ( e delle sue miniere) rimase  stabile  fino all'invasione   degli Aragonesi che ebbe inizio dal vicino Golfo di Palmas nel 1323. Nel 1325 Villamassargia  dovette passare sotto le insegne catalano-aragonesi e, dal 1479 fino al 1714. sotto quelle  spagnole. Il governo Sabaudo, che ebbe inizio nel 1718, ereditò un territorio ricco di   iniziative agricole e minerarie. Oggi, oltre a queste, vi è da aggiungere una poderosa attività  pastorale, molti laboratori di tessitura e di falegnameria, una laboriosità diffusa e tenace.

  È rimasto intatto l'antico tessuto urbano, sono ancora genuine le tradizioni, gli usi, i costumi.  le feste. La processione dei primi di agosto, dedicata alla Madonna della Neve, è una delle  più integre, autentiche e originali manifestazioni popolari dell'intera Sardegna. Molti sono  gli archi vegetali che si compongono tra casa e casa per onorare il passaggio del corteo e  assai singolari le esposizioni di tappeti ed altri ornamenti che ogni abitazione dedica in   onore dei passanti.

 

 Inedite le decorazioni dipinte sulle strade, ad opera dei giovani, a cui vanno aggiunti rametti di mirto, basilico e menta, quale fragrante tappeto silvestre che viene predisposto appena prima che passi il corteo con il simulacro. È un rituale immutabile, la cui prima memoria si perde agli inizi del cristianesimo, unitamente a quello del solstizio d'estate. Fino al 1960, dopo il solstizio d’estate, le giovani di Villamassargia,  eseguivano un ballo augurante, per la ricerca  dello sposo, esibendo vasi con pianticelle di grano cresciuto al buio (su nenniri). Trattavasi dell'ultime manifestazioni, autentici lembi di memorie lontane legate all'antichissimo mito             di Adone giunto fino a noi, chissà come e perché, dalle origini  rarefatte della civiltà mediterranea legata ai cicli stagionali agricoli. Dopo il solstizio d'estate, infatti, la vegetazione comincia ad ingiallirsi per il gran caldo e tutti attendono l'altra stagione,  quella della semina. Adone, destinato da Zeus a vivere sei mesi tra i vivi con Afrodite, e  sei mesi tra i morti con Persefone, evoca le usanze che traevano ispirazione dalle due  principali stagioni solari che hanno, da sempre, regolato la vita degli abitanti della Sardegna.

 

(Caterno Cesare Bettini)